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I vini artigianali della Costiera dei Cech

di Riccardo Modesti

Premessa della premessa

Riccardo è stato uno dei primissimi corrispondenti “dall’estero” della nostra testata. I fatti della vita, a volte, indirizzano le esistenze altrove e segnano distanze. Anche quando non lo vorresti. Poi, a volte, ci sono i ritorni; ritorni graditi, soprattutto se trattasi di persone da sempre apprezzate per serietà e professionalità. Con la “misteriosa” Costiera dei Cech, e coi suoi vini di frontiera, Riccardo esordisce di nuovo sulle nostre pagine virtuali. Bentornato!! (La Redazione de L’AcquaBuona)

Premessa

Costiera-dei-cech_produttori-1Nessuno, locali a parte, credo che sappia dell’esistenza della Costiera dei Cech, e neppure che in un luogo dal nome così singolare vi siano vigneti e vi si produca vino. La Costiera dei Cech è di fatto localizzata sul versante Retico della Valtellina, provincia di Sondrio, Lombardia, praticamente tra Colico e Morbegno. Fino a pochi anni fa non ne sapevo nulla, poiché la vecchia statale lambiva esattamente il versante opposto e perché sinceramente non mi aspettavo che esistesse anche questa Valtellina un po’ diversa. Il versante è punteggiato da diversi piccoli paesi, che spuntano qua e là in mezzo al paesaggio vitato. I terreni sono sciolti, a reazione acida e poco profondi, quindi suscettibili alla siccità. Mi è stato spiegato che qui le condizioni ambientali per la viticoltura di qualità sono ideali e fors’anche migliori, dal punto di vista strettamente climatico e microclimatico, rispetto a quelle tipiche della Valtellina a DOCG; del resto la vicinanza del lago di Como, con il suo volano termico, è un fatto. Trattandosi poi dello stesso versante che si trova più avanti, da Berbenno in là, cioè dove inizia la Valtellina vitata che in molti conoscono e apprezzano, anche qui si fa viticoltura eroica (solo che non lo sa nessuno), e quindi, al di là delle considerazioni sui vini, i viticoltori locali sono da considerarsi dei piccoli grandi eroi anche solo per il mantenimento del territorio. La frammentazione dei vigneti è comunque elevatissima, l’estensione complessiva -mi dicono un centinaio di ettari- non trascurabile, le uve di riferimento nebbiolo e barbera, senza farsi mancare tante altre varietà per comporre un mosaico da vigneto d’altri tempi. Chi raggiunge il migliaio di bottiglie, qui, è una rarità, e la trasformazione delle uve è opera da autentici garagistes. I viticoltori locali sono supportati per alcuni aspetti, più in vigna che in cantina, dalla Fondazione Fojanini di Sondrio, il centro di riferimento per quanto riguarda l’agricoltura presente in valle. I vini ricadono, a livello di denominazione, nella IGT Terrazze Retiche di Sondrio. Per chiudere: qui in Costiera il vino si è sempre fatto, e lo testimoniano le suggestive cantine sparse per Morbegno, oggi in disuso, dove venivano appunto conservati i vini della Costiera dei Cech.

La degustazione

Ho appreso che questa degustazione, riguardante in generale i piccoli viticoltori valtellinesi, organizzata con passione e ostinazione da Marco Rapella presso il proprio locale di Morbegno, anni addietro fosse frequentata anche da alcuni vigneron che agiscono nell’area DOCG di Valtellina; purtroppo oggi essi brillano per la loro assenza, così che la degustazione di cui andremo a parlare ha riguardato solamente, con un’eccezione, vini di viticoltori della Costiera dei Cech. Sedici i vini in assaggio, in rappresentanza di tredici produttori, serviti in forma anonima e con scheda punteggio inclusa, trentasei i degustatori intervenuti, a seguire cena e premiazione. Due i bianchi, quattordici i rossi, tutti del 2012, annata che ci è stata presentata come normale e regolare. I due bianchi, un Riesling renano e uno Chardonnay, sono apparsi puliti ma privi di personalità. I rossi, tutti ottenuti da uve nebbiolo e barbera in prevalenza, hanno mostrato caratteristiche molto simili tra loro: poca profondità di colore, profumi semplici, freschezza gustativa e complessiva gradevolezza, ciò che abbiamo potuto ben cogliere nell’abbinamento con polenta e stufato servitaci successivamente. Certo, qui non si parla di vini da degustazione nati per stordire e per stupire, ma di rossi che, tranne alcuni casi, non hanno una finalità diversa se non quella di essere bevuti in compagnia. Per la cronaca, i vincitori nelle due categorie sono risultati, per i bianchi, Nicola Colli, etichetta Ganda, con il suo chardonnay; Antonio Bonini, etichetta Vino del Poiach, con il suo uvaggio nebbiolo più barbera più altre varietà. Segnalo fuori concorso la presenza in loco anche di un Lagrein in purezza, prodotto da Giorgio Piccapietra. Ho inoltre appreso come questi vini che, mi ripeto, sono piacevoli e gradevoli, non vengano neppure considerati da possibili sbocchi sul territorio (si parlava di sagre di paese in primis), ma siano ignorati a favore di altri vini dalla qualità discutibile prodotti fuori zona. Anche qui, purtroppo, nemo propheta in patria…

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