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Capezzana, Carmignano, Italia. Da una verticale la storia, dal caos la bellezza

Se qualcuno volesse trovare la formula magica del nostro vino, questa sta nell’estrema disomogeneità della nostra terra e dell’esposizione dei nostri vigneti. I suoli originati da frana sottomarina hanno terra argillosa che passa a ghiaiosa per tornare argillosa e magari galestrosa; metro dopo metro c’è differenza perché il tutto proviene da una situazione caotica estrema, di fantastica biodiversità. E’ esattamente da questo caos che scaturisce la complessità dei nostri vini”. (Vittorio Contini Bonacossi)

E niente, mi succede ogni volta. In vent’anni e oltre di frequentazioni più o meno assidue, ogni volta che ascendo a Capezzana il tempo si arresta. Semplicemente. Inesorabilmente. E con il tempo si arrestano le ansie. Mi riarmo così di una pacatezza di pensiero data ormai per dispersa, e tutto sembra riacquisire il giusto peso. Perché Capezzana non è solo una azienda agricola, è un microcosmo dai confini arcadici. Che invece di irretirmi per l’enorme portato di significati di cui si ammanta la sua lunga storia, è in grado di infondermi un reale senso di quiete. E di portarmi nel suo, di tempo. Questo fanno quella terra, quei luoghi, quelle cose e quelle persone. A Capezzana recupero il senso, la sua storia non mi schiaccia ma mi consola. E’ pura energia.

Già, le persone…. straordinario esempio di attaccamento alla terra, quello della famiglia Contini Bonacossi per Capezzana, un attaccamento lungo un secolo. Giù giù a partire da Alessandro, l’iniziatore dell’ambaradan nonché notevolissimo collezionista d’arte, per passare alla carismatica figura di Ugo Contini Bonacossi, colui che desiderò fortemente la separazione della piccola denominazione di Carmignano da quella del Chianti, alla quale era inglobata da oltre due secoli, per rivendicarne l’autonomia e la diversità “costituzionale”, e che letteralmente sviluppò il progetto agricolo della tenuta facendolo diventare adulto, assieme al prestigio della denominazione tutta.

Beatrice, Filippo e Benedetta Contini Bonacossi

E poi alla sapienza di Vittorio, il figlio maggiore di Ugo recentemente scomparso, che ha traghettato l’azienda nella contemporaneità con l’apporto fondamentale dei fratelli e delle sorelle: Beatrice alla direzione commerciale, Benedetta in cantina, Filippo alle finanze e al settore dell’olio extravergine (altro fiore all’occhiello). Per arrivare infine ai figli di Vittorio, oggi a pieno regime nell’impresa: Serena, al commerciale e all’accoglienza, e Gaddo, in campagna. Cinque generazioni di Contini Bonacossi al servizio di una missione luminosamente chiara: far vivere quella terra, preservarne i frutti e la vitalità a favore delle generazioni future. Così è stato e, ne son certo, così sarà.

Di sicuro la Storia di Capezzana non si comprime nello spazio di un articolo. Esonda, ti sommerge. D’altro canto porta la S maiuscola. Ne apprezzi però tutta l’importanza e tutto il peso.  E’ lì al tuo fianco, per esempio, quando di Capezzana ne assaggi i vini, come è accaduto oggi. Ti aiuta a scavare più a fondo, offrendoti le parole che non hai.

Nel corso di questa superlativa verticale che ha visto a protagonista l’etichetta storica della casa, il Carmignano Villa di Capezzana, ti accorgi che arrivare a sciorinare tale profondità di annate costituisce di per sè una circostanza rara, impossibile da immaginare per la stragrande maggioranza delle cantine italiane. Qui d’altronde si iniziò a produrre vino in bottiglia negli anni Venti del secolo scorso e, fatto parimenti straordinario, si iniziò a conservarlo con metodo, annata via annata, proprio nell’ottica di poterne saggiare le qualità evolutive nel tempo. Un concetto semplice, adesso, ma di sconvolgente novità allora.

La verticale di oggi, lunga 90 anni, certifica di primogeniture. Di coloro che hanno tracciato una strada prima di altri. E del legame antico che unisce il sangiovese al cabernet sauvignon, portato su questi colli già ai tempi di Caterina de’ Medici e chiamato localmente uva francesca. La verticale di oggi esplora le potenzialità del Villa di Capezzana portandone a galla il didentro, ciò che resta di lui fino alla nudità. Per questo lo incorona, rendendone incancellabile il passaggio.

Ad emergere è la forza che si compenetra nella raffinatezza, la grazia infusa nella materia, la saldezza che non si priva delle sfumature e dei non detto. Ad emergere è la sensazione che qualcosa resti, aldilà degli stili e delle epoche enologiche, per fissarne l’essenza: un segno, un umore. E’ la naturalezza, il senso dellequilibrio, e una straordinaria vocazione da maratoneta.

In fondo, c’è storia e storia. Da Capezzana ci è passata quella che non scordi, ed io, nell’affondare coi sensi in questi prodigi liquidi ancora frementi di vita, l’ho realmente percepito il privilegio.

Per leggere un po’ di storia di Capezzana leggi qua e qua

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CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 2017 (80% sangiovese, 20% cabernet sauvignon – 14,56°, in bottiglia da pochi mesi)

Compatto, morbido, setoso, non possiede il ritmo e la distensione dei grandi millesimi ma un buon bilanciamento fra le parti, quello sì, a immaginare un futuro all’altezza. Lì dove l’alcol non scappa di lato e il frutto mantiene -vivida – la definizione e l’integrità, felicemente supportato dalle note floreali. Menta, terra, ferro, china e violetta dettano oggi la timbrica aromatica, assieme al frutto rosso del bosco; leggibile la salinità.  Sorprende per i toni misurati e la propensione all’armonia. Non era facile, in un’annata così, e ne va preso atto.

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 2016 (sangiovese 80%, cabernet sauvignon 20% – 14,57°)

Ci metti sopra il naso e già ti conquista per ariosità e freschezza aromatica. I profumi emergono limpidi, cadenzati, chiari. Il cabernet sauvignon apporta un bel tasso di finezza al quadro: frutti neri, cassis, humus, eucalipto… In bocca è succoso, bilanciato, composto, di muschio e spezie, erbe mediterranee e viola. La saldezza strutturale ben compensa il temperamento alcolico, le cui tracce emergono semmai nel finale, dove spunta qualche asciugatura.

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 2010 (sangiovese 80%, cabernet sauvignon 20% – 14,45°)

Il timbro chiaroscurale e vagamente malinconico non ne argina il fascino; emerge chiaramente l’impronta del sangiovese e in suo nome vi rintracci l’antico rigore, con un tratto gustativo dalle inflessioni un po’ dolci e dalla dinamica allentata. Fra i riconoscimenti millanta hai il fogliame, il rabarbaro, il sottobosco, lo iodio, il ginepro e la liquirizia dolce. Crepuscolare.

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 2006 (sangiovese 80%, cabernet sauvignon 20% – 14,59°)

“Scuro”, solido, fremente, vivo di frutto e sensualità, la scia composita di mora, menta, terra bagnata e tabacco apre ad un sorso masticabile, saporito, diffusivo e lungo. Declina l’innata sua eleganza nel verso della visceralità, questo fa. Grande dignità, ineludibile presenza scenica, e poi quella suggestione salmastra così dura a morire. Bello!

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 1998 (sangiovese 80%, cabernet sauvignon 20% – 13, 18°)

Un Villa Capezzana che danza sulle punte. Di più, un Villa Capezzana che sa danzare. La piega aranciata ammette trasparenze e richiama a sé luce. Fascinoso, scorrevole, senza forzature, la coltre speziata, con i sentori di cuoio, tabacco, fieno e carruba, fornisce l’abbrivio ad uno sviluppo agile da cui tracima freschezza. Bella la filigrana tattile, concreta la mineralità, seducente il fraseggio. Il gusto è infiltrante e per nulla assertivo. Un senso di ariosa leggerezza lo pervade. “Pinotteggia” veriddio, su ricordi neanche troppo lontani di fragola e lampone. Non lo dimenticherai.

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 1995 (sangiovese 75%, cabernet sauvignon 15%, canaiolo 10% – 13°)

Colore imperativo, dalle tonalità melanzana. Sentori di fieno, sottobosco, mirto, menta, humus ed erbe instradano un sorso compatto, materico, polposo, morbido, che non sconta la brillantissima nudità di un ’98 ma da cui trapelano determinazione, robustezza, tenacia. Il finale smuove dettagli che non scordi: una salinità leggera -pervasiva, sottile-  e una provvidenziale sferzata d’agrume a sottendere vita, ad alimentare contrasti.

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 1988 (sangiovese 70%, cabernet sauvignon 15%, canaiolo 10%, 5% complementari – 12,79°)

L’unico caso in cui neanche una bottiglia, fra quelle stappate, è stata in grado di restituirci l’atteso fulgore, per via dei tappi malefici. Impossibile tracciarne la reale fisionomia. Subodori un vino potenzialmente all’altezza e adeguatamente carrozzato grazie a una annata coi fiocchi, quello sì, con un colore da sangiovese old fashioned . Per il resto un vero peccato, per cause indipendenti dalla sua volontà, poi.

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 1981 (sangiovese 70%, cabernet sauvignon 10%, canaiolo 15%, complementari 10% – 12,83°)

Affresco “stordente” e notevolissimo di spezie fini, erbe officinali ed erbe mediterranee. Un turbinio e una vertigine, da trasportarti in un’altra dimensione. In bocca ha stoffa, dinamica, progressione. E un sapore che resta. I tannini come una nuvola, il profilo dritto e slanciato, ancor vibrante di acidità. L’evoluzione è al servizio del sapore, la chiusura lunghissima e melodiosa. Incredibilmente buono, da incasellare nel novero dei più grandi vini toscani mai assaggiati fin qui. Semplicemente.

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 1977 (sangiovese 65%, cabernet sauvignon 15%, canaiolo 10%, complementari 10% – 13,08°)

Granato chiaro, limpido con trasparenze; ecco poi una zaffata di iodio, spezie piccanti, erbe mediterranee, con qualcosa di più acerbo a contorno. In bocca è fresco, possiede il ritmo nelle vene e una inflessione leggermente amaricante nella chiosa, mentre i sentori medicinali, con l’aria, prendono il sopravvento, saturando lo spettro e veicolando il gusto. Reattivo, anche se non del tutto a fuoco.

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 1974 (sangiovese 70%, cabernet sauvignon 10%, canaiolo 10%, complementari 10% – 12,80°)

Da una vendemmia sfociata addirittura a novembre ecco un vino di seducente rarefazione aromatica: hai lo iodio, il salmastro, la menta, la terra lieve, la carruba, l’elicriso. Al gusto è composto, elegante, nobile nel portamento, gentilmente terroso e balsamico, con il sangiovese a prevalere nel mood e nel sentimento di fondo. Tanta acidità qui, e tanta sensualità. Bello!

CARMIGNANO VILLA DI CAPEZZANA 1969 (sangiovese 70%, cabernet sauvignon 10%, canaiolo 10%, complementari 10% – 13,68°)

Dalla prima annata che si è potuta fregiare della DOC Carmignano, ecco un granato saldo e scuro a scoprire la scia iodata, ecco il calore alcolico ( inusuale per quelle stagioni, ma c’è), ecco la ricchezza. Non possiede una dinamica di ordine superiore ma in lui c’è quella determinazione, quella volontà, quella sana baldanza che gli fa gettare il cuore oltre l’ostacolo. E tu, quel cuore, lo raccogli volentieri.

VILLA DI CAPEZZANA 1930 (sangiovese 70%, cabernet sauvignon 10%, canaiolo 10%, complementari 10% – 12,87°)

Colore rosa antico, luminoso, cristallino, lindo. Bocca elegiaca, floreale, speziata, dal raffinato fraseggio e dal gusto infiltrante, fresco, sottile, puro. Naturale dispensatore di emozioni, lisergico da spalancare le porte della percezione, ti catapulta fuori dal tempo, over the rainbow. Più che un vino, un’esperienza extrasensoriale. Indimenticabile.

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