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La brutale bellezza dell’autenticità

La forza attrattiva di un vino così non gli deriva dall’essere perfettamente a fuoco o dall’essere sintonizzato sulle rotte dell’equilibrio, perché non lo è, lo senti che non lo è. Forse, ho pensato, potrebbe essere condizionata (e amplificata) dal suo artefice, che poi è una Donna che di nome fa Mila Vuolo, di cui ne ho apprezzato il carattere meravigliosamente in bilico fra dolcezza e pragmatismo, tenerezza e determinazione.

Epperò è anche innegabile che in questa sua irruenza sanguigna, in questa sua presa tannica graffiante e altera, in questa espressività mediterranea segnata dal frutto maturo e da più stimolanti rifrangenze di cenere, brace, spezie e bacca selvatica, se non ci ho trovato la perfezione e l’equilibrio ci ho ritrovato un temperamento che ha in sé qualcosa di struggente. Perché insopprimibile, perché sincero.

Il luogo da cui proviene si chiama Passione, la sua terra un po’ Cilento e un po’ Irpinia. Sono argille e calcare, ma anche sabbie e vulcano.
L’Aglianico 2011 di Mila Vuolo, tirato in poche migliaia di bottiglie, non possiede la luce interiore del grande millesimo, ma la brutale bellezza dell’autenticità.

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