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Il Caffè Centrale di Camaiore: la tradizione con il vestito della domenica

Ma chi se l’aspettava un posto così?

Una bomboniera di tepore e buoni mangiari, dove è in atto un percorso di nobilitazione della più pura delle tradizioni gastronomiche locali. Lo vedi dalla cura del dettaglio, dalla ambientazione, dal servizio, dalle premure, dalle “condizioni al contorno”, dai vini…. E’ come se l’orgoglio delle proprie radici si vestisse di eleganza.

Nasce come ideale continuazione di un luogo che già negli anni Ottanta spopolava, da queste parti: si chiamava Caffé Centrale, e Caffé Centrale si chiama ancora oggi, a dire il vero. Però non ci troviamo più nella sede storica di quei tempi là, ovvero a Vado, frazioncina periferica lungo il rio Lombricese, ma nel centro esatto di Camaiore, in Versilia, in un posto talmente raccolto e raffinato che non apparenteresti affatto a una cucina super tradizionale, e invece….

Enzo Olivieri ne è l’artefice e il conduttore, e lo vedi subito che appartiene a quella genia di osti camaioresi che potrebbero far scuola. In cucina opera la moglie Anna Maria Luisi, versiliese doc. Su tutto governa una affezione sincera, quasi umile, verso le antiche ricette: quelle della nonna, quelle della mamma, per piatti che affondano la propria ragion d’essere in una apparente semplicità legata alla cultura contadina, ma che poi quando li assapori ti accorgi che di semplice hanno poco, ammantandosi dei ricordi e dei sapori che ti hanno cresciuto.

Eppoi qui ho avuto conferma che a volte, nelle “robe vecchie”, ci trovi conficcata dentro la contemporaneità. Per dire: da versiliese avrò mangiato  – chessò – una esagerazione di volte i tordelli al ragù – pressappoco una istituzione-,  ma per quelli cucinati da Anna del Caffé Centrale farei carte false: grande equilibrio fra pasta e ripieno, ragù parlante dalle desinenze giustamente dolci, amalgama perfetto: un tutt’uno.

Poi abbiamo avuto pure l’ardire di ordinare la zuppa alla frantoiana, altro piatto totem della cucina lucchese, ma non c’è stato verso di trovarci dentro una traccia passatista o mestamente retrò.

E abbiamo poi insistito con la trippa in umido, il cui morso è fragranza pura e i cui accenti speziati e piccanti ci hanno ricondotto alle predilezioni di questo lembo di campagna versiliese. E ancora con la ciccia, e le patate arrosto, ma arrosto per davvero.

Non prima di aver preso l’abbrivio con le polpettine di carne, gustoso apripista che annuncia la matrice terragna di una cucina campagnola, seguite da un signorile Angus a carpaccio affumicato, dai caratteriali (e non scontati) crostini di fegatini e da un lardo di Garfagnana scioglievole e amorevolmente “conciato”.

La saletta che ci è stata riservata, su in piccionaia, da sola vale il viaggio. Siamo circondati dai vini, che non sono vini a caso. Una selezione ambiziosa, inattesa, costituita da etichette importanti – dagli artigiani alle griffe, dagli Champagne ai Barolo – ,  ciò che sottintende una clientela assai particolare, ma soprattutto un’enorme passione alla base, per avergli dato un respiro così.

Nel frattempo, le attenzioni hanno assunto le sembianze di una coccola, e io dico che i ristoranti o le osterie, grandi o piccoli che siano, semplici o ambiziosi, dovrebbero sprigionare affetto. E l’affetto ci è sembrato abitare quelle mura.

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Caffè Centrale  – Via Vittorio Emanuele, 69 – Camaiore (LU) ; tel 0584 300517

Prezzo medio (bevande escluse): 45/50 euro

Fotogallery (contributi fotografici di Lorenzo Coli)

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