Il re contadino. Escursione nello Champagne

Di • 5 Feb 2009 • Rubrica: Il vino in dettaglio 5 commenti
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Rassegnata al mito che la storia le ha destinato, la regione dello Champagne si concede assopita nel freddo di metà Gennaio. Paesaggio immobile, fitta nebbia e neve a sprazzi rappresentano lo scenario oltre il finestrino della macchina, mentre, come accampamenti nomadi, si alzano fumi in mezzo alle vigne sterminate: è la potatura. I comuni si susseguono Vertus, Oger, Cramant, insieme di case, negozi e chiese, delle quali la storia poco interessa e che, banalmente, tendiamo a gerarchizzare in premiere o grand cru di Champagne; esistevano questi paesi prima delle vigne? Esisteva una vita che non fosse immolata alla produzione del più esclusivo dei vini?

Basta pensieri, sono qui per degustare, per vedere i produttori, come milioni di persone che raggiungono questi villaggi; appartengo alla stirpe degli appassionati, dei giornalisti, dei mercanti che, in processione, prima o poi, capitano da queste parti come cattolici in Piazza S.Pietro. Cramant, grand cru della Cotes des Blancs. È la mia base, il mio punto di partenza. Voirin-Jumel è un’azienda di circa 12 ettari che produce vino da quattro generazioni. Alice Voirin-Jumel, con il fratello Patrick, sono il presente, coloro incaricati di consegnare intatto, alla generazione futura, il patrimonio di vigna acquisito fino a ora. Dodici ettari appunto, tra Oger, Cramant, Avize, Chouilly e Ay, tutti grand cru e Vertus, Mareuil sur Ay e Cuis tra i premiere cru. Alice mi parla della vinificazione, di come dall’età di 15 anni i membri della famiglia partecipino alle degustazioni dell’assemblaggio delle varie cuvée. Per loro, produrre Champagne corrisponde a una serie di gesti inseriti nella vita quotidiana familiare. Dalle parole di Alice emerge una profonda sicurezza del territorio, elemento fondante di una produzione di qualità e che rassicura chi ha la fortuna di possedere ettari vocati. Vocazione che, nel caso di Voirin-Jumel, esplode negli champagne ottenuti da chardonnay in purezza. Il Grand Cru è un esempio di finezza ed equilibrio dove gli aromi di fiori bianchi preparano a una struttura delicata e armoniosa, un vino ricamato. La Cuvée 555. numero civico della cantina, ha un passo decisamente diverso. Nasce dalla fermentazione in barriques di uve chardonnay, dove riposa per circa 6 mesi prima di essere messo in bottiglia. Colore ambrato, aromi di marzapane e vaniglia su un corpo ampio e di grande progressione gustativa. Champagne dal carattere meno territoriale ma di indiscussa eleganza.

Lascio Cramant per inoltrarmi nel regno del pinot nero, la montagna di Reims. Arrivo ad Ay e la testa mi gira a vedere cantine che hanno reso alcune mie serate molto speciali. Inutile ringraziare, troppo complicato. Gatinois è un’altra piccola stella della costellazione champagne. Sette ettari circa, la maggior parte dei quali nel grand cru di Ay. La visita è molto veloce, non ho prenotato, e la ragazza che mi ha gentilmente accolto, sembra, giustamente, aver altro da fare. Dimentico la freddezza tra me e lei assaggiando i vini: che bontà. Il Gatinois Tradition Brut Grand Cru, blend da 90% di Pinot nero e 10% di chardonnay, è un’emozione gustativa. Buccia di cipolla bianca alla vista, esibisce un complesso olfattivo di mela renetta, spezie e nota gessosa. Al palato è vibrante, fine e persistente. Chapeau al millesimato 2002, medesimo blend del Tradition, almeno così dice la bionda scontrosa. Colore di rame lucente, indimenticabile. Al naso è foglia di tè, menta, croissant e grafite, gioca sull’ossidazione dei profumi. Il gusto è deciso, quasi aggressivo, acidità sovrana che domina l’ampiezza del corpo. Lungo e interminabile piacere.

Faccio in tempo a comprare un paio di casse e via, verso Ambonnay, dove, per fortuna, mi aspettano. Ambonnay è ancora un grand cru di Champagne, in mezzo al paese sorge la cantina di Marie-Noelle Ledru.  Appassionata, talentuosa, pragmatica e piena di entusiasmo Marie-Noelle mi mostra attraverso le sue bottiglie, il vero carattere dello champagne, del suo champagne. Sei ettari piantati in questo regno del pinot nero che è Ambonnay.

Marie-Noelle appartiene alla sesta generazione di produttori e parlando con lei mi pare di conoscere i suoi vini ancor prima di assaggiarli.

ll Grand Cru Extra Brut è un vino teso, nervoso ma cangiante e d’incredibile complessità. Croissant, erbette aromatiche con piccoli frutti rossi per un palato che corre sul filo dell’acidità. Di assoluto valore il Brut Grand Cru 2003, dove il pinot nero esibisce la propria maestosa eleganza. Note di cassis, caramella d’orzo, menta e cannella all’olfatto. Il palato è serrato, quasi duro; non è il momento di berlo e mi inchino a tanta potenzialità. Alla fine della visita sono proprio contento. Ho iniziato a conoscere lo Champagne dei piccoli produttori, dei contadini, delle persone che vivono il territorio. Anche il re dei vini nasce da mani contadine e questo, a parte l’imbarazzante quantità di bottiglie, è il più bel ricordo che mi porto dalla Francia.

Indirizzi:
Voirin-Jumel, 555, rue de Liberation Cramant, mail: info@champagne-voirin-jumel.com
Marie-Noelle Ledru, 5. place de La Croix Ambonnay  mail: info@champagne-mnledru.com
Gatinois, 7 rue Marcel-Mailly, Ay  mail: champ-gatinois@hexanet.fr

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5 commenti »

  1. una delle cose che piu’ mi ha colpito recentemente a proposito dello Champagne, inteso come zona, sono le produzioni medie. Nel 2005 la media di produzione ad ettaro fu di 214 qli, oltre la soglia ammessa per disciplinare tra l’altro. Non sono cose che tutti sanno, ma da noi sono produzioni imopensabili in vigneti di qualita’ dove se va bene si fanno i 60 qli per ettaro. Sono le produzioni dei vini da tavola pugliesi, solo che e’ oro puro per i coltivatori, a differenza della puglia.

  2. Molto interessante! Ma cosa significherà? Che è un mito costruito su basi spesso inconsistenti o che è un terroir che dà risultati di qualità anche con alte rese…?

  3. In effetti il paesaggio è completamente antropizzato come è facile immaginare e la densità d’impianto impressiona
    E’ comunque, alla luce della mia piccola esperienza, la consapevolezza delle potenzialità del territorio a disposizione che rende i piccoli produttori incontrati così serenamente appassionati o meglio consapevoli che il loro ruolo consiste nell’essere guardiani di terroir.

  4. Mi permetto una piccola considerazione tecnica sulla produzione dello Champagne.
    La produzione ad ha così elevata consente una importante acidità di base. I vini per basi spumante non necessitano di grandi gradazioni alcoliche, che raggiungono nelle fasi di rifermentazione, ma di una particolare acidità che gli consente di mantenere freschezza di bocca e brillantezza di aromi. Una parte importante la fanno poi i lieviti ed i l tempo di contatto con essi nel vino in bottiglia prima della sboccatura. I terreni dello Champagne poi sono noti per la falda freatica molto elevata che consente tenori di acidità fissa sempre importanti, come accade da in Franciacorta ad esempio.

  5. Quello che succede piu’ di frequente e’ fotografare le scarpe a mulinello quando si entra in Pommery .
    Ma dentro le bottiglie pop il prodotto e’ quasi scadente e il 5+1 fa tornare il prezzo a quello della grande distribuzione .
    Nei bar del centro la verre e’ sempre a 7 euro e la bouteille , compresimbilmente , non segue il costo d’acquisto ma la notorieta’ .
    Quindi Vedove e Mumm in chiaro mispricing .
    Succede all’opposto per il Philipponat , vendutomi a 42 e comprato a non meno di 27-30 .
    Filippo che mangia in testa a tanti ma tanti pari prezzo .
    Chiedendo alla scorbutica ragazza dell’hotel Cecile dove si trovasse Mareuil e non avendone avuto risposta , sono andato facile per la Montagna fino a Epernay , regno , credo , dei piu’ famosi NM del mondo .
    Qui ho trovato gentilezza e accoglienza nelle cantine Gaston Chiquet , il cui Tradition pero’ e’ stato molto deludente .
    Per due euro in piu’ , 20,50 , tasse comprese , ho fatto incetta del loro eccelso Blanc de Blanc .
    Poi qualche acquisto al Leclerc quando si rientra in citta’ .
    Il mio champagne preferito si chiama Abele .

    Ora , dopo piu’ di un anno , so dove si trovi Mareuil sur Ay ; saprei andarci ad occhi chiusi .

    Ciao Fabio .

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