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Terre di Toscana 2012 – Ritratti/1: vini di confine, vini di frontiera

Inizia da qui una galleria di ritratti dedicata ai veri protagonisti del nostro Terre di Toscana 2012: i produttori (ma va’?). Consci dell’azzardo di chiamare “ritratti” queste fugaci e volanti “due parole in croce”, confidiamo semmai nello stimolo che possono dare per offrire la stura di un approfondimento, magari sul campo, magari proprio al nostro evento. Ché due parole (perdipiù in croce) non sostituiscono di certo una esperienza umana o sensoriale, lo sappiamo bene, tuttalpiù la annunciano. Cominciamo così dalle appendici, dai confini, dalle frontiere, che a volte non sono soltanto geografiche. Per chi intende percorrere o conoscere rotte enoiche “via dalla pazza folla” in Toscana, cosa c’è di meglio se non parlar di Mugello, Lunigiana, Garfagnana, Versilia, Pitigliano….. ?

Casteldelpiano

Un irriducibile spirito artigiano permea la produzione di Andrea Ghigliazza e Sabina Ruffaldi, che dall’appartata Lunigiana di Licciana Nardi cercano di far rivivere una viticoltura “di frontiera”. I buoni risultati conseguiti fin qui premiano gli sforzi compiuti, e non solo per via della risposta offerta dai vitigni radicati (come durella, vermentino nero o canaiolo), ma anche per la particolare predisposizione ai luoghi che va dimostrando l’esigentissimo pinot nero, oggi alla base di una delle etichette più significative di questa cantina (e della Lunigiana tutta).

Giardini Ripadiversilia

Una nomea, anche se magari può essersi diffusa in ambito locale o poco più, a volte ha la fortuna di essere amplificata grazie all’impegno delle generazioni nuove, che da certi appigli storici, anche i più piccoli,  ricercano gli stimoli per promuovere qualcosa di più concreto, di più visibile, di più ambizioso. Così è stato per la collina di Ripa, in Versilia, e per la famiglia Svetlich, che ha creduto e ancor crede nella vitivinicoltura dei luoghi. Due bianchi freschi e fragranti e un rosso tenace e terroso tracciano oggi una strada in divenire che val la pena di essere percorsa.

Il Rio

Davvero interessante, e fuori dal coro, la proposta enologica di questa piccola cantina del Mugello. Paolo Cerrini ha inteso confrontarsi primariamente con il mostro sacro dei vitigni a bacca nera: il pinot nero. I risultati offrono motivi di conforto: dettaglio ed agilità conferiscono a Ventisei un profilo poco scontato e poco accademico, che si lascia ben ricordare.

Macea

L’avventura vitivinicola dei fratelli Barsanti ha una valenza etica e culturale, oltreché imprenditoriale, dal momento in cui si intendono esplorare le potenzialità di un territorio estremo e “montanaro” come la Garfagnana attraverso gesti e modi naturali, permeati da una passione autentica e da un amore sconfinato verso una terra tanto difficile quanto bellissima. I vini hanno il dono della schiettezza. Freschi e ruspanti, disegnano una traiettoria a sé: conoscerli è quanto meno doveroso.

Montepepe

I sapidi e profumati bianchi di Alberto Poggi aprono uno squarcio significativo sulla piccola enclave di Montepepe, alle porte di Montignoso, in provincia di Massa. Uve vermentino, e un pizzico di viogner, concretizzano vini eleganti, compiuti, dotati di una nonchalance incredibile. Caldo e fruttato, avvolgente e saporito il rosso della casa. Da conoscere, certo che sì.

Podere Còncori

Gabriele da Prato è il volto più noto della Garfagnana vitivinicola. Difficile non restare contagiati dal genuino entusiasmo con cui riesce a vivere la sua terra. Senza contare poi che anche i suoi vini hanno iniziato a viverla (a raccontarla) da par loro, basti pensare al sorprendente Melograno Rosso, ormai un piccolo cult. Freschezza gustativa, snellezza, dinamismo: questa la cifra espressiva che vi si respira. A Gabriele piacciono sicuramente le sfide: dalle scelte agronomiche estreme, in odor di biodinamica, al proposito pazzo di coltivare pinot nero ai piedi di quelle montagne! Da conoscere, senza se e senza ma.

Podere Fortuna

Eccoci di fronte a un’altra sfida stimolante, quella che ha portato Alessandro Brogi a cimentarsi con il pinot nero sulle fresche e appartate colline di San Piero a Sieve, in pieno Mugello fiorentino. Fin dalle prime uscite più d’uno ha gridato al miracolo. Può darsi si tratti di “fortuna”, come il nome aziendale porterebbe a supporre, ma la costanza qualitativa e la silhouette di quei vini lasciano sottintendere tutt’altra cosa, una “cosa” che sa di futuro.

Sassotondo

Il sorprendente connubio vitigno-territorio (dove per vitigno qui si intende ciliegiolo, e per territorio i cosiddetti colli meridionali fra Sovana e Pitigliano) è stato sperimentato con dovizia di particolari dall’esperienza di vigna e vita di Carla Benini ed Edoardo Ventimiglia, ciò che ha portato ad esaltarne le peculiari doti aromatiche e la connaturata succosità attraverso una serie di etichette tecnicamente curate e ben caratterizzate, fra le quali spicca ovviamente San Lorenzo. Ma il “triangolo del tufo” a Sassotondo viene ulteriormente onorato anche dai Bianchi di Pitigliano, fra i più accreditati e compiuti oggi in circolazione.

Terenzuola

Dall’appendice lunigiana in terra di Toscana (già mezza Liguria anche se non lo è) il percorso stilistico dei vini di Ivan Giuliani merita il plauso e tutte le attenzioni del caso. Oltre a uno dei Vermentino dei Colli di Luni più personali, freschi e apprezzabili del territorio (Fosso di Corsano), la ricerca su vitigni dimenticati e radicati come merla, tintoretto e vermentino nero ha portato alla elaborazione di rossi mai scontati, pieni di succo, sensuali, a volte molto riusciti. Fra le proposte via dalla pazza folla, da non mancare il fragrante e peperino Merlarosa, un vino rosato che ce ne vorrebbero!

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