I vini del mese e le libere parole. Dicembre 2017

Di • 10 Gen 2018 • Rubrica: Prima pagina
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vermeer-gentiluomo-e-donna-che-beveDicembre mese di consuntivi, smottamenti emotivi, distacchi di spina, feste a comando e promesse più o meno incerte per l’anno che verrà. Aleggia una sana aspirazione alla leggerezza e a non dar tutto per scontato, nei vini così come nelle cose della vita. E se non tutti i cambiamenti (anche di prospettiva) vengono per nuocere, come poter rinunciare a certe granitiche certezze, e al conforto che esse sole sono in grado di offrirci? Tutto questo nei vini del mese, e anche nelle libere parole.

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Valle Isarco Riesling 2016 – Pacherhof

pacherhof-rieslingIstruzioni per l’uso.

Flacone ad uso dei laboratori e dei veri curiosi, per ottenere una misura ponderale dell’aria.

Dosi consigliate: da uno a dieci bicchieri alla volta, per vederlo (e vedervi) librare.

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Côtes du Jura Blanc 2012 – Domaine Macle

macle-cotes-du-juraQuesto è un vino “insegnante”. O meglio, più che un insegnante un “motivatore”. Perché ci stimola a varcare i confini  – e i limiti – di una comoda e conciliante acquiescenza per rimettere in moto i sensi ed instillarci dentro la certezza che a volte niente è come sembra, e che non bisogna mai fermarsi alle apparenze, nella vita come in ogni altro gesto che abbia a che vedere con l’atto della conoscenza, ivi compresa la conoscenza del vino.

Questo bianco, e come lui i migliori esemplari provenienti dal Jura francese, infrange barriere e scardina tabù per regalarci l’invidiabile sensazione che attiene soltanto ad un vino vivo, “diversamente autentico” e orgogliosamente resistente agli accomodamenti. Cambia molto nel bicchiere, e solo lì per lì il lato ossidativo e la volatile allegra ti sviano, lasciandoti immaginare il peggio. Ma niente, appunto, è come sembra.

L’affermazione poi che il “luogo” migliore per giudicare un vino sia la bocca trova qui un eclatante riscontro, dal momento in cui è proprio lì che ti accorgi di quanto sia fremente, fresco, reattivo, tutto men che sopìto. Quasi rapito da quel vibratile flusso di energia, ne inseguirai i profumi cangianti instradati dai sentori di voile, di frutta matura a polpa gialla, di pietra e di agrume, fino a che non assumeranno i connotati della solarità. Ne sarai conquistato.

Un Savagnin coi controfiocchi che arriva a sapere di tutto e a sposarsi con tutto. Chi l’avrebbe detto mai ?!

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Barbera d’Alba Superiore 2015 – Borgogno Giacomo & Figli

borgogno-barbera-supHo sempre vissuto un rapporto bipolare con la Barbera, Barbera che ancora oggi mi ostino a declinare al femminile in ragione delle movenze e del sentimento di fondo che mi ispira. Teoricamente un vino perfetto: versatile, goloso, compagnone, a volte viscerale. Nei fatti non proprio, non sempre perlomeno. Tante, tantissime le fisionomie di Barbera in giro per il mondo. Di lei amo l’acidità, la speditezza e il tannino inoffensivo; di lei non amo l’indole alcolica, la vocazione “piacionica” e a tratti tentacolare del frutto e certe rivisitazioni in chiave muscolare che hanno ammorbato le stagioni belle del vino d’autore italiano.

Poi, ogni tanto, dal mare magnum piemontese ne spunta fuori qualcuna che mi fa sognare e mi porta lontano. Ora, non so se in questo caso il privilegio appartenga alla reputazione dei cru da cui provengono le uve, da che portano nomi altisonanti come Liste o Cannubi; so per certo però che il di più dimora nella saggia sensibilità di aver consentito al vino di esprimersi secondo natura.

Qui è quando la Barbera si veste elegante, per sciorinare un portamento da signora dove tutto riacquista il giusto peso. Si avvantaggia di una seducente tattilità, di un sapore tonico e invitante e di una dinamica avvincente. Ed è ciò che la rende disinvoltamente nobile e compassata, senza smancerie, senza sbrodolature, senza eccessi alcolici. Una Barbera brillantissima, Superiore di nome e di fatto, il cui passaggio non può essere taciuto. La dose di litio giornaliera che rimette a vita l’umore più incerto.

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Langhe Nebbiolo 2015 – Bartolo Mascarello

mascarellinoUn Nebbiolo-missile, che accoglie tutto il meglio della varietà per aggiungerci spigliatezza, ritmo e gioventù. Mamma mia che equilibrio, che disinvoltura, che accordatura! Maria Teresa Mascarello ha decisamente affilato le armi su tutta quanta la gamma dei vini di famiglia. Oltre all’anima, dote di cui sono ormai proverbiali portatori sani, quei vini posseggono un nitore più evidente rispetto a un tempo, un nitore che non ammicca per niente alla chirurgia o all’artificio ma all’esatto opposto: luminosità, chiarezza, fulgore. Uno dei Nebbiolo di Langa più appaganti dei ricordi miei.

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Brunello di Montalcino Tenuta Il Greppo 2008 – Biondi Santi

biondi-santi-il-greppo-2008Se di fronte a un Savagnin del Jura sei obbligato a rimettere in discussione i fondamentali e le ipotetiche certezze di uno scandaglio sensoriale per tentare di approdare alle nuove “porte della percezione”, con il Greppo è come tornare a casa. Anche stavolta però, alla stessa stregua dei vini “jurassici”, hai spiattellata davanti una dote che o ce l’hai o non te la inventi: somigliare solo a se stessi. Questione di archetipi.

Qui il Brunello nella sua accezione più ortodossa, qui il Sangiovese grosso in qualità di pietra di paragone. Il 2008, uno degli ultimi Brunello nati dal talento di Franco Biondi Santi, è territorio all’ennesima potenza ed è uscito sui mercati del mondo l’anno stesso della sua morte. Lo riassaggio oggi ed è come se niente in lui fosse cambiato: austero, incisivo, aristocratico, maschio, bellamente ignaro del tempo che passa. E’ acido, tannico, salato, sa di ghianda sottobosco e minerale, e ti apparirà maledettamente giovane. Non lo dimenticherai.

Figlio di una vendemmia che a Montalcino si è dimostrata più piacevole che profonda, si distingue dal main stream per portamento e complessità. Oggi che le cose sono cambiate e che la mitica firma ha ceduto marchio e possedimenti ad una potente holding transalpina, questo splendido 2008 sembra esortarci ad un appello da rivolgere alla nuova proprietà: non cambiatene i connotati, vi prego, non stravolgetene la fisionomia. A lui resta aggrappata un’idea di territorio che non sfiorisce, assieme all’autenticità dei gesti antichi. Lui è il naturale antidoto contro le tentazioni di imbastardimento che pure hanno già fatto capolino in quei luoghi. Lui l’esempio degli esempi. Fate che tutto rimanga così, eternamente cristallizzato: il futuro dell’enologia italiana ve ne sarà grato.

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