Tra il dire e il fare… ricostituire la sostanza organica del terreno/2

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Se nel precedente articolo abbiamo cercato di spiegare come l’aumento della Sostanza Organica (SO) nel terreno sia un processo lungo e dispendioso, se fatto con l’uso del letame (non considerando che l’aggiunta di 100 tonnellate annue apporta circa 300 kg di azoto, con evidenti problemi poi di possibile inquinamento delle falde), in questo articolo vorremmo illustrare alcune delle possibilità concrete da mettere in atto, in particolare nel vigneto, per conservare e, se possibile, incrementare il contenuto di SO.

Partiamo elencando quali sono le possibili causa della diminuzione dell’Humus nel terreno. I “sacri testi” ma anche l’esperienza sul campo ci indicano che i seguenti comportamenti e tecniche di conduzione del vigneto provocano una diminuzione diretta o indiretta di humus.

Lavorazioni: la continua esposizione della matrice organica all’azione diretta dell’ossigeno e la diluizione della SO nel profilo del terreno inducono una mineralizzazione accelerata della stessa, provocando quindi un aumento della famosa K2, di cui abbiamo parlato nel precedente articolo.

Distruzione dei sarmenti: la distruzione dei sarmenti e dei residui di potatura con l’abbruciamento, come avviene spesso in Francia, se da una parte ha lo scopo di impedire la diffusione di malattie del legno o ridurre il più possibile le forme svernanti di patogeni ed insetti, dall’altro sacrifica parecchia matrice organica contenente lignina e cellulose, che potrebbero andare a compensare almeno in parte le perdite in SO del terreno.

La quantità di legno di potatura che possiamo raccogliere dipende poi dalla forma di allevamento della vite e dalla vigoria delle piante (di cui ci dà un’idea l’indice di Ravaz), ma in media, per una controspalliera adulta, si possono raccogliere intorno ai 1/1,5 kg per ceppo, e quindi si può arrivare ad avere, per una densità media di 4500 ceppi per ettaro, oltre 5,6 tonnellate di sarmenti, che con un coefficiente isoumico del 30% sulla sostanza secca (saltando un po’ di passaggi), ci porta ad avere un’aggiunta di 7 quintali di humus.  Il problema è legato la fatto che il materiale raccolto va prima cippato, poi compostato e infine distribuito nel vigneto, per poter garantire la sanità necessaria a non favorire malattie o parassiti.

Erosione del Suolo: nelle medie ed elevate pendenze il ruscellamento superficiale, se non controllato, provoca l’asportazione dei primi strati di terreno, che sono quelli in cui troviamo la maggior percentuale di humus. Si calcola che con lavorazioni sbagliate su pendenze elevate si possa perdere oltre il 3 per cento del suolo all’anno, con conseguente perdita percentuale di SO.

Tecniche di recupero della Sostanza organica

Pacciamature: anche le pacciamature organiche possono contribuire al mantenimento della SO nel terreno attraverso la loro degradazione. che avviene quando ne è terminata la funzione. Recentemente sono state condotte prove in nuovi impianti dai risultati incoraggianti, che vediamo nella foto: in questo caso si tratta di pacciamatura con scarti di lavorazione della canapa.

Copertura del suolo: la presenza di un cotico erboso permanente nel vigneto è un modo semplice ed efficace per diminuire la perdita di SO del terreno, riducendo anche la vigoria delle piante. Il sistema funziona bene dove vi sono disponibilità idriche sufficienti per mantenere vitale la copertura vegetale e nel contempo garantire un apporto idrico adeguato per la vite. In genrre queste condizioni vengono soddisfatte con piovosità superiori ai 600/700 mm annui e con distribuzione regolare (ormai sempre più difficile), così da rendere attuabile questo tipo di tecnica che consente da un parte l’accumulo di SO, dall’altra il mantenimento di terreni saldi e protetti dall’erosione.

In situazioni più difficili è possibile utilizzare il sovescio, concentrando la crescita della copertura erbosa nel periodo autunnale ed invernale; di questo argomento avevamo parlato in precedenza sempre sulle nostre pagine.

Utilizzo dei residui della vinificazione.  I residui della vinificazione (vinacce e raspi in particolare) sono potenziali fonti di sostanza organica. Come tali posso essere redistribuiti nel vigneto secondo le regole  dettate dagli organi competenti, ma ultimamente proprio per valorizzare questi residui e renderli ancor più utili ed efficienti, si è sviluppato un progetto di compostaggio delle vinacce con la presenza di zeolite.

Il progetto, denominato ZEOWINE e coordinato dal CRN-IRET coadiuvato dall’Università di Firenze, ha concluso poco tempo fa una sperimentazione con applicazione pratica in azienda, proprio per mettere a punto protocolli e validare i risultati di questa nuova tecnica di utilizzo dei sottoprodotti della vinificazione. Maggiori informazioni e aggiornamenti a questo indirizzo: https://www.lifezeowine.eu/

Come si può notare da questo breve e sommario resoconto, le possibilità sono tante e le tecniche si stanno evolvendo rapidamente , ma quello che è e rimane essenziale è l’importanza della conoscenza dei fenomeni di produzione e consumo della SO e la consapevolezza della necessità di preservare l’humus del terreno come garanzia di fertilità e stabilità dei terreni.

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Lamberto Tosi

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